Maratea, costa delle sirene

 estratti dal catalogo della mostra

maratea costa delle sirene

centro culturale “josé Mario Cernicchiaro”
villa tarantini, Maratea (pz)
3 – 11 settembre 2022

presentazione
Luciano Longo
dipintore

 

È per me, pittore strenuamente legato alla tradizione occidentale, un grande onore e un piacevole esercizio intellettuale presentare per la prima volta le opere di Serena Leggeri, in arte Serena Bamboonine. Il suo lavoro, di intenso impegno pittorico, palesa una formazione culturale e spirituale a dir poco insolita nel nostro, pur variegato, panorama artistico contemporaneo. Lucana di nascita, si laurea in Architettura a Roma ma da subito, attratta dall’insopprimibile desiderio di fare arte, avverte la necessità di viaggiare per il mondo. Tappa fondamentale per la sua formazione artistica sarà il lungo e ripetuto peregrinare lungo le rive del fiume Malacca nel Sud-Est asiatico. Raggiunta questa estrema regione dell’Asia, la sua vocazione si manifesta chiaramente disegnando dal vivo estemporanei scorci panoramici. Compie la scelta di diventare pittrice orientale. Il suo talento e la sua sensibilità vengono forgiati dagli insegnamenti di illustri maestri di calligrafia e pittura cinese. Studia il Taoismo e il Tai Chi con il Maestro illuminato John W. Shadow dal quale eredita una concezione dottrinale che fa sintesi tra la tradizione spirituale orientale e quella occidentale. Inizia così per Serena un lungo e operoso percorso artistico che la vede fortemente impegnata in un solido e armonioso spirito di vera ricerca. Ancorata alla particolare e millenaria tecnica cinese dello Shuì mò huà (pittura a inchiostro e acqua), la sua opera è intimamente e indissolubilmente legata al canone dell’Estetica orientale che fissa l’eccellenza di un dipinto nella forza vitale che è propria del dipinto piuttosto che della vita o dell’oggetto raffigurato. Questa visione induce l’artista a considerare l’oggetto stesso della sua arte da un punto di vista spirituale e non concettuale. E poiché l’Arte“deve aprire la strada all’anima più che riferire alla mente”, l’artefice diventa un filosofo, un veggente, un medium attraverso il quale l’osservatore può immediatamente percepire il sentimento del suo vedere. Il tema del paesaggio poi, oggetto specifico dell’opera pittorica di Serena Bamboonine, è da sempre considerato una delle forme espressive più alte della pittura cinese. Pittura del paesaggio fatta en plein air, tanto per capirci, ma che non ha quel realismo dei colori molto caro alla modernità del nostro Occidente e che invece poggia la sua ragion d’essere sulle tematiche, filosofiche e semantiche, di luce-ombra o di pieno-vuoto. Gli stessi contenuti naturalistici del paesaggio non sono un arido resoconto di ciò che è visto ma piuttosto un concentrato di uno stato d’animo, un incessante e palpitante desiderio di corrispondenza tra il ritmo della Natura e l’animo umano.

creare. questa è la grande redenzione dalla sofferenza,

e il divenire lieve della vita.

ma perché vi sia colui che crea è necessaria molta sofferenza

e molta trasformazione.

F. Nietzsche – Così parlò Zaratustra

Lo spazio pittorico, in fine, è impostato su tre piani discontinui e tra loro paralleli: primo piano, distanza media, sfondo. L’occhio di chi osserva muove lentamente da un piano all’altro e, attraverso il vuoto, percepisce quel vertiginoso e silente senso di Infinito che solo un attento e meditato sguardo può rilevare. In quest’ottica vanno osservati i paesaggi di Shelina (traduzione cinese del nome Serena). I suoi inchiostri, dalle delicate e tenui tonalità cromatiche, impressi come visioni indelebili sulla carta da riso, trovano forza e vitalità dentro la preziosa cornice mistica della grande pittura orientale. Coinvolto da questa visionarietà, per certi versi estraniante, da questa tecnica sublime, il nostro animo si lascia trasportare verso i numerosi e tormentati approdi dello splendido litorale della costa di Maratea. Tratteggiato da mano esperta e sicura, il profilo dei suoi promontori sovrastati dai resti di antiche fortezze a picco sul mare, delle sue nascoste e lussureggianti insenature, delle sue cangianti e spoglie rocce, trascende la sua peculiare bellezza naturalistica in una struggente e drammatica rievocazione espressiva dello spirito mitico di questi antichi luoghi. Il gorgoglìo incessante delle acque trasparenti, che riecheggia arcaiche voci di creature fantastiche ormai pietrificate e volontariamente precipitate in questo incantevole tratto di Mar Tirreno, ci accompagna alla fine del nostro breve viaggio spirituale. Per noi, instancabili natanti nel vasto e agitato Oceano della Contemporaneità, è tempo di ritornare alle nostre case, alla nostra quotidianità. Ma ci sentiamo trasformati dall’incontro con l’opera pittorica e la personalità di Serena Leggeri, e ancor più determinati ad affrontare la sfida alla quale l’Arte, quella orientale come quella occidentale, ci sottopone da sempre: catturare l’Essenza di ciò che attraverso essa stessa viene espresso.

presentazione
serena leggeri

 

Maraea Costa delle Sirene è una raccolta di quadri, scritti e fotografie che raccontano un viaggio. Ho cominciato a dipingere la costa di Maratea su invito di Carlo Perretti che voleva narrare il mito delle Sirene in questo tratto di costa. Uso la pittura cinese per illustrare i paesaggi mediterranei, così ho raccolto con piacere questo invito. Con la tecnica dell’inchiostro e acqua Shuì mò huà, il quadro viene realizzato in bianco e nero e poi successivamente colorato con acquerelli di origine vegetale e minerale.

La terra di Maratea è una fonte inesauribile d’ispirazione per qualunque artista. La sua bellezza crea un incantamento come un’ebbrezza. I dipinti prodotti in questi due anni di lavoro descrivono un paesaggio dove il sogno non è una fantasia ma piuttosto una visione che si apre ai nostri occhi quando riusciamo ad immergerci nella natura senza la preoccupazioni dei pensieri.

Per realizzare questi paesaggi ho usato la tecnica dello sketch, lo schizzo dal vivo, perché attraverso l’osservazione prolungata, si percepiscono aspetti della realtà che vanno aldilà della mera rappresentazione fisica e che permettono un contatto più profondo con la natura. Si intuiscono le linee invisibili che animano le forme della realtà, i “soffi vitali” che rendono il paesaggio vivo e pulsante.

 

Tutte le cose formate dalle forze dell’Universo hanno un’espressione. Dipingerle significa renderne non soltanto le forme, ma anche l’espressione.

Shen Tsung-Ch’Ien – L’arte della pittura (1781)

 

Nella pittura cinese, infatti, bisogna mettere l’attenzione sul principio trasformativo della natura, sminuendo la somiglianza formale, per attingere al soffio vitale che in pittura si traduce con: “dipingere la vitalità”. La vitalità di un dipinto diventa la cosa più importante. Senza “Ch’i”, cioè l’energia vitale che pervade tutto l’universo, il quadro non ha vita e non potrebbe essere considerato un’opera artistica.

il nome dello studio dell’artista nella calligrafia del Maestro Li Zhengwu

 

In accordo a questa visione, l’arte deve essere un atto di creazione, fare cioè parte del processo creativo dell’Universo. Così l’artista si trasforma in Creatore. Secondo Shitao, un grande pittore cinese vissuto durante la dinastia Qing, (1642-1707) non si tratta di riprodurre le forme della natura, ma piuttosto di rinnovare l’atto generativo-trasformativo stesso, con la forma dell’arte. La pittura genera e trasforma come la natura.

 

Tutto quello che vive cresce. L’artista deve catturare questa crescita. Un albero disegnato da un artista è una creatura viva e non solo una bella e buona rappresentazione. Tutte queste informazioni sono dentro di noi ed ogni persona è in grado di percepirle. Perciò alcuni quadri sono amati da tutti e riscuotono il successo del pubblico. Sono immortali, perché in essi l’artista è riuscito a catturare la vita!

Lezioni di pittura del Maestro Taoista John W. Shadow

 

Yin e Yang

 

Il principio femminile dello Yin e quello maschile dello Yang sono, per i cinesi, alla base di tutta la creazione. La parola paesaggio Shanshui è l’unione di due caratteri calligrafici: Shan=montagna (maschile) e Shui=acqua (femminile). La montagna con le sue valli, colline, altopiani, rocce rappresentano lo yang, mentre l’acqua, le cascate, il mare, la nebbia, le nuvole costituiscono invece l’elemento ying. L’unione di questi due elementi danno vita al paesaggio.

 

Shanshui

L’acqua nella sua forma gassosa genera la nebbia che nella pittura cinese rappresenta il tramite tra il mondo visibile e quello invisibile. Il mondo invisibile è quello misterioso dei sentimenti, dell’immaginazione, del sentire senza vedere, dello Spirito che si eleva e sorvola la materialità dell’Essere. La nebbia rappresenta anche il vuoto, lo spazio non-spazio dove tutto ha inizio, l’origine di ogni cosa. Per questo motivo il vuoto ha una grande importanza poiché definisce l’essenza e la funzione di tutte le cose. La presenza del vuoto origina anche la mutabilità dell’opera e permette all’osservatore di immergersi nel dipinto con le proprie emozioni e sentimenti trasformandolo in una creazione che si modifica con colui che lo guarda. La costa di Maratea, con la montagna che cade a precipizio nel mare burrascoso, incarna perfettamente i principi dello Yin e dello Yang. Tra questi due principi, la vegetazione selvaggia, le rocce antropomorfiche e le nuvole sospese creano atmosfere di ineguagliabile bellezza. Un incanto che si rinnova al mattino con il sole che sbuca tra le montagne nebbiose e si ripete al tramonto nel mare con spettacoli mozzafiato. Tutto muta in continuazione e l’occhio umano fatica a seguire il cambiamento di luce e di ombre. Per immergersi a pieno in questo spettacolo bisogna sapere ascoltare il paesaggio. L’osservatore deve entrare in quella dimensione nella quale la percezione non avviene solo attraverso i sensi ma con quello che i cinesi chiamano cuore-mente-spirito, tradotto da un’unica parola Xin. Una diversa qualità del vedere, in cui l’artista ascolta e contempla il paesaggio per entrare in risonanza e cogliere le caratteristiche vitali degli elementi che lo compongono. Così il contatto con la natura diventa un viaggio verso il Divino. Ho avuto il privilegio di passare del tempo in questo paradiso che è la costa di Maratea accompagnata da una persona che la ama e la conosce profondamente. Sono molto grata a Carlo per questo viaggio nel sogno.

Dedico questa mostra di dipinti a Maurizio, Nancy e Francesca Leggeri che tanto hanno fatto per la terra lucana, e al mio Maestro John Shadow che ha risvegliato in me la capacità di apprezzare la vita e le bellezze della mia terra.

 

 

 

Serena Leggeri – Shelina Le Zhen

Fuori ho a maestra la natura; dentro, seguo il mio cuore.

Chang Tsao

OPERE

LECCI IN BLUE - cm. 7O x 45 - colori - Maratea 2O21
IL MOLETTO VISTO DAL TRAMPOLINO - cm. 7O x 47 - colori - Maratea 2O2O
MALAMOGLIERA CON PINO - cm. 7O x 48 - colori - Maratea 2O2O
QUATTRO STAGIONI - WINTER - cm. 46 x 69 - colori - Maratea 2O21

creature fantastiche
CARLO PERRETTI

 

La costa di Maratea è il posto privilegiato per ospitare creature fantastiche. Le sue spiagge, calette, insenature e grotte sono l’habitat naturale delle sirene… Le sirene più antiche, quelle che incantavano Ulisse sui vasi greci, erano donne a forma di uccello con il viso e il seno di donna. Più tardi l’uccello si è trasformato in pesce. Anticamente, si racconta, che lo stemma comunale di Maratea fosse rappresentato da una sirena dalla testa coronata e dai lunghi capelli sciolti, nuda, che con le mani reggeva dai lati le due code, mostrando impudicamente il sesso marino. Ad onore del vero bisogna chiarire che ci sono diversi tipi di sirene. Un tipo che tiene in mano uno specchio dove si riguarda: la vanitosa. Un altro tipo con in mano uno strumento musicale: l’incantatrice. In ultimo la sirena con in mano un pesce: l’assassina. Quella che ci riguarda ha due code che solleva mostrando le pudenda: la fecondatrice. È la natura che tutto dona. Aditi, la primeva. Colei che dona ma anche quella che riprende. È Raja Rajesvari, la regina del cosmo, per questo ha la testa coronata. È nuda e discosta le code nell’atto di una Creazione continua.

 

 

La sirena è una dea dell’epoca arcaica. In questo periodo il cosmo viene percepito come un continuum, ogni parte del quale non è altro che la manifestazione della divinità universale femminile portatrice di vita, morte e rinascita. Ella governa il cosmo e prevale sul principio maschile che assume il ruolo di paredro. Dotata di ali, di coda o di ambedue, è una creatura ibrida che partecipa a tutte le sfere del cosmo, simbolo di fertilità, detentrice di conoscenza e guida delle anime. A Maratea è attestato il culto della Madre sul monte S. Biagio con un santuario dedicato a Minerva, dea vergine della saggezza, e nella località Santa Venere, con un sacello intitolato alla dea della bellezza e dell’amore. Qui doveva esistere un collegio di donne che officiavano il culto della Madre e praticavano guarigioni con una conoscenza antica. Durante questa epoca si sviluppa una società pacifica dedita alla navigazione marittima, all’agricoltura, alla costruzione di piccole fattorie, alla metallurgia e al culto matrilineare. Questa civiltà matriarcale viene attaccata da un’altra aggressiva, patriarcale, caratterizzata dalla costruzione di città fortificate, dall’uso di carri da guerra, dal cavallo e dalle armi. La transizione dalla Madre al Padre viene raccontata nella mitologia con la demonizzazione della Dea e delle sue sacerdotesse come nel racconto delle fatiche di Ercole o nella narrazione dell’uccisione del pitone di Delfi, simbolo della Madre Terra da parte di Apollo. In Italia, Ercole conquista tutti i luoghi del culto matrilineare. Questo coincide con l’invasione ellenica del meridione italiano, la creazione della Magna Grecia e la sottomissione dei popoli pelasgici dediti al culto della Madre. L’Odissea è il primo documento letterario sulle sirene. Queste, sconfitte per non essere riuscite ad incantare Ulisse, si gettano a mare e si uccidono. Lo stesso avviene quando le sirene, divinità italiche, si scontrano con le Muse, divinità greche, in una gara di canto. Sconfitte da queste ultime, rappresentanti del nuovo ordine, le sirene sono spennate e poi annegate nel mare. Le sacerdotesse dell’antico culto, le sirene, prima detentrici dell’arte oracolare della grande Dea del Fato e della Fortuna, vengono trasformate in uccelli che ammaliano con il loro canto i naviganti e li spingono al naufragio. Poi successivamente si trasformeranno in donne-pesci. Con l’avvento del cristianesimo le sirene perdono completamente la loro sacralità misterica e il loro carattere di dee della fecondità. Le antiche dee diventano demoni simbolo di lussuria e di una sessualità sfrenata e assassina.

 

 

Maratea ha tutte le qualità della sirena. È selvaggia, misteriosa e di una bellezza infinita. La sirena è una creatura ritrosa, difficile da scorgere. Come la sirena, Maratea è difficile, ma molto generosa. Questi dipinti sono una dichiarazione di amore a Maratea e alle sue sirene. Raffigurano i luoghi dove si nascondono.

Ho invitato Serena Bamboonine, Serena dai nove bambù, questo il nome artistico che le è stato attribuito in Oriente, a realizzare una serie di dipinti per illustrare la costa delle sirene. Serena, architetto, ha studiato in Cina l’arte del dipinto tradizionale con inchiostro su carta di riso. Il disegno, eseguito rapidamente col pennello con un tratto unico e senza ripensamenti, viene poi colorato leggermente con acquerelli dai pigmenti naturali e montato su una carta più pesante.

Il risultato è sotto i vostri occhi: la vegetazione, le rocce, gli scogli, le torri, le spiagge e gli isolotti di Maratea immortalate in una serie di dipinti senza tempo.

Video conferenza stampa di Maria Teresa De Vito
METI PICTURES

 

 

Everything that lives, grows. the ar

tist has to capture this growth.

a tree drawn by an artist is a living creature,

not just a beautiful and accurate representation.

all this information is already inside of us, every person

is able to perceive them.

that’s why there are some paintings that everybody loves

and have general success.

they are immortal, because the artist was able

to capture life in them!”

 

Lectures on painting by Taoist Master

John W. Shadow